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IL WEB 2.0: IMPLICAZIONI SOCIALI, POLITICHE ED ETICHE
Il numero speciale di marzo 2008 di First Monday, la rivista online dedicata allo studio scientifico di Internet, presenta delle prospettive critiche sul Web 2.0, spiegando e a volte contestando i significati ideologici e le implicazioni sociali, politiche ed etiche del Web 2.0. La rivista può costituire quindi una buona introduzione critica allo stesso concetto di Web 2.0.
Il punto di partenza è che più che di sviluppi tecnologici o attività online, il Web 2.0 sia una definizione, una specie di cornice concettuale basata su quattro elementi: tecnologia, business, utenti e filosofia.
Punto di vista tecnologico: Web 2.0 è un termine applicato ad approcci al design e alla funzionalità dei siti Web e dei servizi che offrono, che descrive essenzialmente delle implementazioni tecnologiche che danno priorità alla manipolazione e presentazione dei dati attraverso l'interazione di agenti sia umani che digitali. Un esempio potrebbero essere i siti mash-up, dove i dati prelevati da un sito Web vengono mescolati con quelli di un altro sito, e presentati fluidamente in un terzo sito, in cui gli utenti hanno il controllo su cosa deve apparire, e come. Non si tratta di tecnologie nuove, ma la loro applicazione al Web è diventata significativa in anni recenti, il che giustificherebbe la definizione "Web 2.0" che implica un diverso tipo di World Wide Web rispetto a quello degli anni '90 (che sarebbe il Web 1.0, un termine che comunque non è mai stato usato).
Punto di vista del business:
gli approcci Web 2.0 sono quelli in cui aziende offrono servizi online che permettono ai venditori di raggiungere i consumatori con delle strategie di marketing calibrate in modo preciso sul tipo di utente e nel momento in cui il messaggio pubblicitario si presume avrà il suo massimo effetto. Un esempio potrebbe essere quando si fanno acquisti online, e le nostre preferenze vengono schedate e usate per presentarci articoli simili per futuri acquisti.
Dal punto di vista degli utenti, il Web 2.0 cerca di descrivere servizi e attività che creano un nuovo tipo di "media consumer" che è più attivo, impegnato e partecipe nell'attività principale di Internet, che è la creazione dei contenuti.
Non si tratta di qualcosa di totalmente nuovo: gli utenti internet sono sempre stati considerati come "diversi" rispetto ai consumatori di media tradizionali, in quanto utenti e non spettatori. D'altra parte però il Web 2.0 implica un'accelerazione significativa nel numero di questi partecipanti attivi, e nella qualità e valore dei loro contributi, al punto che la rete diventa il luogo dove a questi "produsers" vengono forniti servizi piuttosto che semplicemente presentati contenuti.
Dal punto di vista politico, il Web 2.0 è considerato tradizionalmente in termini democratici, con un'enfasi sulla libertà di scelta e sul potere dato all'individuo attraverso quella che è stata definita "l'architettura della partecipazione".
Pertanto, il Web 2.0 sembra suggerire che chiunque possa e debba usare le nuove tecnologie internet per organizzare e condividere informazioni, interagire con communities online, e in generale esprimere sé stesso nella rete. Il Web 2.0 però incarna anche una serie di conseguenze non volute, o non ancora pienamente percepite, come l'aumento del flusso di informazioni personali sparse tra le reti sociali, la diffusione della propria identità in spazi frammentati, l'emergere di strumenti potenti di controllo, e il timore di una crescente sottomissione al controllo di aziende di spazi e risultati sociali e collaborativi online: un esempio può essere lo sfruttamento di contenuto generato dagli utenti da parte di grandi corporation.
Il numero speciale di marzo 2008 di First Monday è disponibile online: "Critical Perspectives on Web 2.0".
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