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LA CONOSCENZA SI FA LIQUIDA: NUOVI MODI DI APPRENDERE
Che cos'è la conoscenza liquida di cui oggi tanto si parla? E' la conoscenza che serve per fronteggiare la complessità: non la conoscenza codificata, che riguarda fenomeni, appunto, solidi e consolidati, ma quella fluida, non cristallizzata, una conoscenza sperimentale che sta nella mente degli uomini e nel sapere delle organizzazioni capaci di apprendere.
Per alcuni è un modo nuovo di chiamare quella che prima veniva definita "conoscenza tacita", o "implicita": il sapere nelle menti delle persone, non facilmente codificabile né trasmissibile, ma che tuttavia può essere oggetto di precise strategie di knowledge management per essere "travasato" e convogliato in strumenti che lo mettano a disposizione di tutti i colleghi, e lo facciano fruttare ed evolvere a beneficio dell'azienda. Sono le strategie che aprono una strada di comunicazione tra gli human assets, cioè il patrimonio umano dell'azienda, e beni intellettuali tangibili come documenti, best practice, materiali formativi, documentazione di prodotto. Attuando strategie di knowledge transfer anche e soprattutto con l'aiuto di strumenti tecnologici per il knowledge management, si stabilisce un flusso di comunicazione costante tra il patrimonio umano e quello intellettuale dell'azienda, per cercare di solidificare questa conoscenza liquida.
C'è però un altro modo di alimentare la conoscenza liquida, ed è attraverso gli strumenti collaborativi su Internet, il social networking. E' soprattutto la rete infatti che oggi permette lo sviluppo di conoscenza liquida. Attraverso un flusso costante di informazioni che si aggiorna momento dopo momento, pensieri e idee si formano e vengono modificate, da un blog all'altro, attraverso le conversazioni che hanno luogo in chat, negli spazi collaborativi e nei commenti sui social network. Alcune competenze trasversali sempre più importanti (la curiosità, lo sviluppo dello spirito critico, la capacità di selezionare le fonti informative rilevanti, di lavorare in multitasking, di sviluppare un network di relazioni, di sondare il mercato per percepire il bisogno di nuovi prodotti, ecc.) possono essere più sviluppate in chi è abituato ad usare il web come canale di aggiornamento e autoformazione.
Questo tipo di apprendimento liquido però si scontra spesso con la realtà quotidiana in azienda, soprattutto in Italia: molte imprese bloccano l'accesso ad Internet o lo riducono al minimo indispensabile, perché considerato un elemento di distrazione e di riduzione della produttività. Ci sono poi problemi reali da considerare: non tutti hanno la capacità di gestire autonomamente il proprio aggiornamento come comportamento quotidiano. Inoltre, tutto ciò che è liquido e non strutturato è per sua natura difficile da misurare e valutare: difficile per un azienda valorizzare qualcosa che non può (o non sa) valutare.
Paradossalmente però queste cautele si scontrano con una realtà più avanzata quando a parlare sono i dipendenti e non più il management, soprattutto in altri paesi d'Europa. Un recente studio ("Enterprise 2.0. Social Networks - Changing the way we work") condotto su commissione dell'AT&T mostra che l'uso di strumenti di social networking come parte della vita lavorativa quotidiana ha come risultato percepito a livello di dipendenti un aumento dell'efficienza. Questo è quanto dichiarano le persone intervistate, più di 2500 dipendenti di piccole, medie e grandi imprese in cinque paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio e Paesi Bassi). A fronte dell'uso di strumenti di social networking come intranet e siti collaborativi aziendali (39%), forum interni all'azienda (20%), materiale video di produzione interna condiviso su intranet (16%), network sociali online come Linkedin, Facebook ecc. (15%), siti collaborativi esterni in rete e siti di blogging interni (11%), i benefici percepiti sono appunto un aumento della conoscenza personale, accesso alla soluzione di problemi, capacità di utilizzare al meglio il potenziale collettivo della conoscenza aziendale, miglioramento della creatività. Dal lato azienda però vengono riconosciuti alcuni rischi, in particolare distrazione dal lavoro e rischio che informazioni confidenziali trapelino all'esterno. Si tratta dunque di trovare il giusto equilibrio tra sfide e opportunità, tra l'esigenza delle aziende di "governare" questi strumenti per limitarne gli effetti negativi, e la necessità ormai improrogabile di trarre i massimi benefici dalle opportunità che il social networking presenta per migliorare produttività ed efficienza.
Questi sono i post e altri materiali online a cui questo articolo si ispira:
Conoscenza liquida e Apprendimento liquido, post di Maurizio Goetz
Apprendimento liquido, post di Alberto Pastorelli
Nella società della conoscenza, la formazione non conosce economie, articolo di Enzo Rullani
Alla ricerca di innovazione e qualità: verso la formazione liquida, articolo a cura di Franco Amicucci e Paola Previdi
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