Dall’analisi del CV alla gamification. Quale sarà il futuro del social recruiting?

Da una ricerca condotta negli stati uniti da Technology Advice, emerge un dato chiaro: il 71% dei lavoratori non è emotivamente coinvolto nelle attività che svolge quotidianamente. Le ragioni di questo mancato engagement sono individuabili in vari aspetti organizzativi, psicologici, legati alla cultura e all’ambiente di lavoro.

Nel 2016 invece, Career Builder USA ha effettuato uno studio che ha coinvolto circa 2000 recruiters, in cui è emerso che tre quarti dei professionisti trovano candidati non proprio idonei a ricoprire una determinata job description con un costo per l’azienda in questione che si aggira sui 17.000 dollari. Questo rischio si può arginare ricorrendo all’uso della gamification, processo che si basa su una verifica più immediata e anche a 360° degli skills del candidato. L’obiettivo è andare oltre il tradizionale esame dei CV, focalizzato sulle qualifiche e sui titoli di studio, per valutare il reale potenziale dei candidati.

Da tempo i giochi vengono utilizzati per selezionare i talenti: dato che i curricula non riescono a trasmettere buona parte delle informazioni sulle persone, ci si serve di soluzioni interattive per testare capacità come l’agilità mentale, la velocità di decisione e di adattamento alle situazioni di stress. Per sua stessa natura, il gioco è un ambiente non stressante e questo permette al candidato di esprimersi più liberamente rispetto a un questionario o un colloquio. Se ben realizzato, inoltre, l’ambiente di gioco è divertente e restituisce al recruiter un feedback in tempo reale.

Secondo l’HR Trends and Salary Report 2017 – indagine realizzata da Randstad Professionals in collaborazione con ASAG, Alta Scuola di psicologia Agostino Gemelli (ASAG) dell’Università Cattolica di Milano – manca ancora una cultura del fenomeno HR gamification fra i responsabili HR eppure, tra questi, molti lo considerano uno strumento utile su vari fronti: dall’acquisizione di talenti alla motivazione dei dipendenti, passando per la formazione interna.

L’85% degli intervistati, infatti, ritiene che l’HR Gamification migliori la gestione delle risorse umane. Tra coloro che rispondono positivamente, il 44% afferma che stimola la creatività e il coinvolgimento di dipendenti e candidati e accresce la motivazione, mentre il 43% afferma che questa soluzione introduce un nuovo modo di vivere il lavoro e linguaggi e modalità di relazione più vicine ai nativi digitali. Stimolare, motivare, coinvolgere e, perché no, divertire candidati e dipendenti grazie alle potenzialità del gioco è fondamentale per attrarre e mantenere talenti e, quindi, aumentare la propria competitività sul mercato. È lo stesso Marco Ceresa, Amministratore Delegato di Randstad Italia, ad affermare che “La trasformazione digitale sta investendo tutti gli ambiti della gestione aziendale, e le risorse umane non fanno eccezione. Introdurre elementi di digitalizzazione tratti dal game design consente di stimolare l’interesse dei candidati e dei dipendenti, migliorare il loro coinvolgimento e aumentare la loro motivazione alla pratica”.

In questo senso molti casi pratici hanno dimostrato la validità della gamification applicata al recruiting.

Anche in Grifo abbiamo sperimentato l’uso della gamification al processo di recruiting. Il game realizzato per una multinazionale del settore beverage è strutturato in 2 livelli differenti e si inserisce in un iter di selezione più complesso che coniuga il digital con l’approccio vis a vis dei colloqui di selezione. Un’esperienza sicuramente stimolante che ha facilitato i recruiter nell’individuazione del candidato ideale per un determinato job profile.

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