Aggiornare le competenze ai tempi dell’industria 4.0. E’ tempo di reskilling

In inglese si dice “reskilling”: aggiornare e riqualificare le competenze dei propri dipendenti a seconda di nuove applicazioni e nuovi metodi di lavoro. Reskill è la parola d’ordine per restare competitivi sul mercato del lavoro.

Come evidenziato nel report di McKinsey Global InstituteJobs lost, jobs gained: Workforce transitions in a time of automation “,entro il 2030 ben 375 milioni di lavoratori, ovvero circa il 14% della forza lavoro globale, potrebbe aver bisogno di cambiare la sua categoria professionale, come conseguenza dei cambiamenti che digitalizzazione, automazione e progressi dell’intelligenza artificiale stanno portando nel mondo del lavoro. Un’evoluzione già in corso che nei prossimi anni causerà un’ampia disruption non solo nei modelli di business, ma anche nel mercato del lavoro. Quello che si andrà a delineare sarà dunque uno scenario completamente nuovo, all’interno del quale per muoversi e restare competitivi sarà necessario possedere conoscenze digitali.

«Oggi apprendere nuove competenze è fondamentale se si vuole mantenere una buona impiegabilità. Questo significa che la learn ability nei prossimi anni sarà un elemento chiave per il futuro dei lavoratori», chiarisce Serena Zaninetta, Operation Director di Right Management e membro di Aiso, l’Associazione che raggruppa le principali società di outplacement made in Italy. Spetta alle aziende il compito prima di verificare le capacità di apprendimento di nuove competenze dei loro dipendenti e poi quello di alimentarle supportando le persone ad assimilare le nuove conoscenze. Le iniziative in questo senso si stanno moltiplicando nel mondo. Lo stesso World Economic Forum, per esempio, ha promosso un accordo, il “Closing the skills gap 2020”, tra tutte le aziende partner per la riqualificazione di 17 milioni di lavoratori nel mondo entro il 2020. In questa direzione si stanno muovendo diverse agenzie interinali che stanno osservando un’evoluzione del proprio ruolo sempre più verso la riqualificazione delle competenze. Adecco, per esempio, ha lanciato Phyd, una piattaforma digitale in cloud, che sfrutta proprio gli strumenti AI per contribuire a migliorare l’orientamento di chi è impegnato nel proprio aggiornamento professionale, ovvero nel reskilling, o che deve indirizzare il proprio percorso personale nel mondo del lavoro.

Guardando all’estero, un esempio interessante è quello del gruppo bancario londinese Lloyd Bank Group. L’azienda ha investito oltre 3 miliardi di sterline in tre anni per digitalizzare i propri processi, prevedendo contestualmente la fornitura di oltre 4,4 milioni di ore di formazione gratuita ai propri dipendenti, in modo da prepararli in vista della nuova realtà professionale che si troveranno ad affrontare al termine dei tre anni. Anche in Italia non mancano iniziative interessanti di reskilling.

In Italia, Microsoft ha avviato il progetto Ambizione Italia con l’obiettivo, entro il 2020, di coinvolgere più di 2 milioni di persone e fornire nuove competenze a oltre 500 mila studenti e professionisti.

Appartiene invece ad IMB l’iniziativa Career Transition Center, un servizio che propone programmi di formazione finalizzati al reskilling per riposizionarsi professionalmente dentro e fuori dall’azienda.

Le aziende di tutto il mondo stanno affrontando le sfide della Quarta Rivoluzione Industriale: la tecnologia sta cambiando il mondo del lavoro ma è necessario valorizzare il capitale umano per restare competitivi. In primis, occorre far dialogare diversi attori dell’organizzazione per contaminare esperienze e competenze necessarie a cavalcare l’onda del cambiamento. Spetta alla direzione risorse umane governare il processo di cambiamento della struttura aziendale incentivando piani di formazione personalizzati che facilitino una strategia di reskilling.

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