«Certificazione delle competenze» al centro del “decreto legislativo Fornero”. Opportunità per aziende e lavoratori.

Il decreto legislativo 13/2013 della Riforma Fornero ha posto recentemente al centro del dibattito politico e accademico il concetto di apprendimento permanente o formazione continua.
Per apprendimento permanente s’intende l’insieme delle azioni che un individuo può intraprendere in modo formale o non formale durante la vita per accrescere le sue capacità o competenze rispetto alla propria occupazione o dimensione sociale e personale. In questa accezione l’apprendimento permanente o formazione continua diventa un diritto per tutti di accedere a strumenti  che permettano di conoscere e valorizzare le competenze sia in funzione di  scelte individuali che di esigenze di sviluppo professionale e personale.
In questo scenario un meccanismo convalidato e certificato di “certificazione delle competenze” diventa esso stesso strumento e fine di politiche di sviluppo del tessuto imprenditoriale italiano e politiche di tutela e valorizzazione del lavoro e dei lavoratori.
Lo stesso decreto legislativo 13/2013 dice che la «certificazione delle competenze» è riconosciuta come una “procedura di formale riconoscimento”, in base a norme generali, livelli essenziali delle prestazioni e standard minimi, delle competenze acquisite dalla persona in contesti formali, o di quelle validate acquisite in contesti non formali e informali.
Si tratta di una  o più procedure che devono seguire iter formativi prestabiliti, monitorati e in ultimo certificati conformemente agli standard minimi anche in funzione del riconoscimento in termini di crediti formativi conformi alla direttiva europea. Questo permette al datore di lavoro di assicurare livelli di specializzazione della sua azienda, e ai lavoratori di attestare specifiche competenze coerenti con i percorsi formativi espletati. I quesiti che oggi dobbiamo porci, anche di fronte alle ultime tendenze sviluppatesi nel mondo delle Risorse umane (si guardi all’attestarsi di modelli di smart working o alla scarsità di risorse disponibili per le aziende per formare i propri dipendenti), sono sicuramente riferibili ai metodi e agli strumenti che il legislatore intende avvalorare per i percorsi di certificazione delle competenze. Vogliamo qui introdurre nel dibattito il valore aggiunto che potrebbe avere l’affiancamento di strumenti e tecnologie ICT nel percorso formativo in termini di risparmio di costi e tempi sia per i lavoratori sia per le aziende.
L’iter burocratico per l’ingresso della certificazione delle competenze sarà, con molta probabilità, graduale. Questo ci garantisce il tempo necessario per riflettere in modo approfondito sull’importanza socio-psico-pedagogica dell’apprendimento permanente, una strategia globale che, coinvolgendo una molteplicità di attori istituzionali, soggetti economici e  sociali, potrà realmente essere uno strumento utile ad una sinergica connessione tra sviluppo e occupazione.

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