Grifo Multimedia - Future of work and HR Tech 2020 quale sfida per i responsabili HR

Future of work and HR Tech 2020: quale sfida per i responsabili HR?

Spesso il termine “digital transformation” viene associato a un cambiamento tecnologico, nella realtà si tratta di un paradigma che coinvolge tutta l’organizzazione aziendale, comprese le persone.

Alla luce di questa evoluzione, diventa cruciale il ruolo dell’HR manager che oggi viene chiamato a indossare le vesti del Change Leader. Questo si traduce nella possibilità di sfruttare le potenzialità della digitalizzazione, ovvero la sua velocità, dinamicità, la sua agilità e soprattutto l’approccio basato sui dati, per generare soluzioni focalizzate sulle persone.

Mentre il tema dell’engagement dei lavoratoridiventa sempre più centrale nelle strategie legate alle risorse umane, tra le tematiche di interesse dei responsabili HR restano dominanti strategie di attraction dei talenti con una particolare attenzione verso quell’esigenza di flessibilità, a livello di modelli organizzativie flussi di lavoro, oggi rappresentata in buona parte dall’attivazione di progetti di smart working. Una tendenza questa che emerge dalla ricerca «Future of work and HR Tech 2020» condotta dall’ Osservatorio Imprese Lavoro Inaz,elaborato con le testimonianze di oltre 100 direttori HR italiani per dare un’interessante visione sulle strategie e le tendenze dei prossimi anni.

Lo smart working, viene ancora indicato come prima priorità fra le iniziative da introdurre in ambito risorse umane (lo conferma il 64% delle risposte), immediatamente dietro e in forte crescita troviamo le voci welfareperformance management e il digital learning(57% delle risposte).

“Se l’anno scorso il principale tema emerso dalla ricerca era quello della digitalizzazione, quest’anno a essere sotto i riflettori sono i cambiamenti che i Millennial e i giovani della Generazione Z portano nel mondo del lavoro – spiega Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz. Le imprese infatti devono confrontarsi sempre di più con richieste quali un migliore equilibrio fra vita personale e lavorativa, maggiore attenzione alla diversity, necessità di strumenti di lavoro e collaborazione basati su web e cloud, nuove piattaforme per il welfare, percorsi di life-long learning e metodi migliori per valutare, riconoscere e valorizzare le competenze.”

L’importanza del talent management

Il talent management viene riconosciuto come valore strategico ma resta una contraddizione: il 7% degli intervistati ammette che in azienda vengono utilizzati in modo sistematico e strutturato i dati relativi alla performance e al potenziale. Decisioni strategiche, dunque, vengono spesso prese in modo molto soggettivo e senza un lavoro di analisi sui dati.

“È qui che emerge il ruolo chiave che la funzione HR deve assumere nell’accompagnare i manager di linea, ruolo che deve essere supportato con dati il più possibile oggettivi e con la conoscenza approfondita dei collaboratori – conclude Gilli. Chi si occupa di HR è chiamato a trovare il giusto equilibrio tra tecnologia e persone, per uno sviluppo armonioso dell’azienda. In Inaz sappiamo bene che rendere fluidi i processi, abilitare la collaborazione in ogni sua forma, navigare i dati e trarne indicazioni strategiche, mettere a disposizione strumenti che supportano lo smartworking e la conciliazione vita-lavoro sono tutte leve importantissime per favorire engagement, motivare, stimolare i collaboratori. E, quindi, per crescere ed essere competitivi in un mercato dove a contare, sempre di più, sarà la “human energy” che le organizzazioni saranno in grado di generare e valorizzare.”

L’importanza di saper comunicare

Lo studio, si conclude con una “visione sul futuro”. Viene infatti chiesto ai responsabili HR di indicare gli obiettividella loro area per i prossimi 3 anni. Al primo posto c’è l’innovazione dei modelli di organizzazione del lavoro(64%), mentre il secondo obiettivo (60% delle risposte) è legato all’attrattività per i talenti: un’indicazione che si riflette anche nelle risposte alla domanda successiva, sulle competenze che l’area HR deve acquisire, e che vede al primo posto “lavorare sull’employer branding” e “maggiore comunicazione interna ed esterna”.

Un’indicazione chiara, questa, di come la capacità comunicativa oggi sia fondamentale per porre l’uomo al centro di un processo evolutivo sempre più improntato verso il digitale. Un percorso che si rende cruciale, sia per il futuro delle nuove generazioni di professionisti, sia per la crescita delle aziende, in un mondo nel quale la digitalizzazione pervade ogni ambiente e settore, e la creatività e la capacità di empatia rappresentano la vera chiave per un successo capace di dare vita a una nuova cultura manageriale e d’impresa.



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